sabato, dicembre 19, 2009

DELL’IRRITAZIONE NATALIZIA

“Mia madre ha 89 anni vissuti abbastanza felicemente; ha una istruzione adeguata per gli anni in cui ha vissuto, ma ha qualche problema a capire il linguaggio del mondo moderno. Prima cosa: per avere un’informazione su un indirizzo o un recapito telefonico dovrebbe “ringare” un certo numero. Poi per i suoi problemi assistenziali deve rivolgersi al ministero del “welfare” e quando deve prenotare una visita o prestazione medica, dovrebbe contattare il “Sovracup”; se per caso dovesse avere bisogno di una prestazione urgente, dovrebbe sottoporsi ad un “triage”. Sarebbe possibile capire qualche cosa o tradurre in italiano corrente tutte queste sigle?” (Enzio Bona allo Specchio dei Tempi de La Stampa, 19/12/2009).
Se dovessi risponderei così: “Gentile Enzio Bona, da quanto scrive emergono alcuni punti che la definiscono: è figlio premuroso e non più giovane a sua volta, in ragione di ciò preoccupato del futuro e improntato a un naturale atteggiamento lamentoso e conservatore. E’ condivisibile la sua preoccupazione per una lingua italiana nettamente vituperata nel parlare quotidiano, ma la prego di ricordare che “l’italianizzazione” fu un fenomeno fortemente voluto dalla politica fascista. Ciò non credo renda verosimilmente giustizia alla storia personale di sua madre. Inoltre appare più che evidente che lei ha piena conoscenza e padronanza dei termini che critica. E, forse, dedicare del tempo per spiegarne l’uso alla sua genitrice potrebbe giovare ad entrambe, umanizzare un rapporto infreddolito dagli anni e dal clima, rendendola poi più consapevole che è solo la qualità di questi rapporti a far la differenza nel bilancio di un’esistenza. Approfitto dell’occasione per augurarvi un sereno Natale.”

sabato, ottobre 31, 2009

THE SECOND CUT IS THE DEEPEST

La prima pugnalata ti colpisce nella tua professione: quando capisci che il “paziente” che hai davanti può ricevere di utile da te soltanto venti euro.

Il secondo colpo squarcia l’ominicchio che mai saresti voluto essere: quando ti trovi a pensare che dargli dei soldi invece dei farmaci possa “finalmente” farlo vergognare e portartelo via per sempre.

Questa è la crisi: quella economica che porta un essere umano un tempo uomo a farsi passare per malato nella speranza di tirar su qualcosa per finire il mese.

Ma su questa l’Italia sta reagendo bene: ce lo stiamo raccontando da mesi quanto siamo bravi.

La vera crisi è un’altra: la mia quando scopro, pur sapendolo già, che a fianco dei valori alti che sostieni galoppa l’istinto di sopravvivenza. Ed è così forte da rendere il tuo agire morale un agire e basta, purchè sia accettabile e non disonesto.

Sulla crisi nei Valori l’Italia sta abbastanza visibilmente andando a fondo.

Ma non me ne frega nulla di dire su Berlusconi e Marrazzo e con Valori non intendo la grammatica dipietrista. Che “cumannari” e “futtiri” siano strettamente connessi mica ce lo deve dire Montalbano. Sessualità e potere vanno a braccetto da quando Eva invece di nascere dal fianco di Adamo divenne una sua costola nelle traduzioni bibliche. E di costola in costola si giunse a quelle oscene mutilate (e forse leggendarie) di D’Annunzio (uno dei gossip più scabrosi della mia terza media…). Una sessualità sana e completa, perdonatemi la crudezza, che non è teodem ma è biologia, porta alla riproduzione. Passando dal piacere, tappa meravigliosa, ma connessa con la perpetuazione della specie. Una politica onesta e matura (ad oggi pare un ossimoro) si dedica all’interesse del Paese e della sua gente. Passando per gli interessi personali, tappa molto gratificante, ma compensatoria del sacrificio che l’uomo politico fa nel dedicarsi all’altro.

Questa è teoria, quindi stucchevole, assolutista, apparentemente moralista. La realtà è che abbiamo feticisti politici a partire da immaturi sessuali. Conta la parte (politica e sessuale) per il tutto. Ci si ferma al piacere e gli interessi senza mai arrivare all’Atto e l’Interesse. I nostri politici sono spesso così. Sono più maschi che femmine, dato che la perversione sessuale genitale è più frequente nel maschio. Ma pure le femmine, la cui perversione sessuale è di ruolo (Louise Kaplan docet), Non solo per le ministre sottomesse al premier. Anche “le più intelligenti che belle” in politica sono espressione di un orgoglio post-femminista che le rende comunque personaggi caricaturali.

Non sono questi i Valori che difettano all’Italia. A quelli ha già abdicato e comunque si tratta poi “solo” di politica. E’ la vita di tutti i giorni che fa male: ragazzini che sparano per strada a Torino per gioco, i cui genitori non esistono, quartieri di Napoli dove si scavalca il cadavere a terra con le borse della spesa.

E’ un problema geograficamente ben spalmato su tutto lo Stivale, isole comprese. E trasversalmente tra tutti i livelli sociali.

E pure in me che scrivo, quando mi scopro ad agire per rabbia, peraltro ben motivata, come ho scritto in cima a questo post.

L’impatto con la superficie sbuccia le coscienze, ma il frutto senza speranza marcisce dall’interno.

sabato, agosto 15, 2009

That what you fear the most, could meet you halfway

“Mi chiamo serenaseblu. Sono un blogger. Sono 105 giorni che non posto. Conto ancora i giorni, perchè finora non ho postato, ma oggi potrei farlo. I miei giorni sono comunque contati. E preferisco i giorni in cui non lo devo fare, quelli in cui non ne sento il bisogno, perchè sono sobrio da me stesso, e preferisco un giorno così che una vita ubriaco di me stesso”.
Qualcuno, ieri sera o giù di lì, serata di soli uomini soli (non è una ripetizione), mi chiedeva perché fosse un po' che non scrivevo più. Questo è l'outing migliore che ho meditato. E tutto sommato anche il più autentico.
Scrivere quassù per me è sempre stato un modo di togliermi un peso, sia nel bene che nel male. Un modo di posare un po' di zavorra mentale che ti rende il passo troppo pesante nella vita reale. Qualcosa che però, come tutto ciò che ti smuove qualcosa dentro, può darti una dipendenza. Una in più intendo, visto che senza nessuna dubito ci sia spazio per dare un senso all'esistenza.
Solo che la dipendenza da se stessi è la più subdola, la schiavitù della propria libertà. Ci vuole, tutti i narcisi si devono specchiare nell'acqua. Ma poi sentire con la faccia che è fredda e tirarsi su senza annegare. Mi piace mettere bianco su blu ciò che scrivo, ma devo sapermelo godere.
Per cui non chiudo, ma neppure aggiorno regolarmente. Ti frega un po' il fatto che il riflesso nello specchio fa più effetto se pensi che ci sia qualcuno che ti spia dal buco della serratura. Se scrivessi in modo puntuale avrei dei commentatori regolari, la mia piccola famigliola virtuale, il mio gruppo con cui fare la quotidiana riunione di blogger anonimi.
E si sa, puoi fare le peggio porcate, ma se vai alla riunione ti salvi, non ricadi.
Correrò il rischio, qualcuno che butta l'occhio qui esiste, lo so.
Ed è incredibile come alcune persone conosciute tramite questo mezzo condividano con te sincronismi, ampie fette di sensibilità comune, neanche ci conoscessimo da sempre.
Beh, chi conosciamo da sempre siamo noi stessi, la nostra inquietudine e lo “spirto guerrier ch'entro mi rugge”.
Ma vederci mascherati da altri, riconoscerci nell'incontro di belle persone ci rende sopportabili e – forse – belle persone a nostra volta.


Quello che temi di più, può venirti incontro a mezza strada.



sabato, maggio 02, 2009

Changing of the guards

"The captain is down but still believing that his love will be repaid [...] your hearts must have the courage for the changing of the guards"
Questo nel testo di Dylan suona come profezia nella mia vita.
Goditela! L'infanzia passa in un attimo. Questo ti dicono.
"Manica di ebeti" vorresti rispondere loro.
Ti ritrovi così, poco dopo aver superato la metà del cammino di "nostra vita", a ripartire dall'inizio per procura.
Sei padre, papà, babbo, insomma quella parola talmente di uso comune da essere incomprensibile.
Hai corso nella gara del giusto, passi il testimone, ma devi continuare a correre al fianco di, fino alla fine della tua pista, parallela ma, comunque (alla fine lo speri) più breve della sua.
Non si dorme. O meglio si dorme quando il nuovo tiranno lo concede.
E nessuno, uomo, donna, sapiente, testo e metatesto, dal principio del mondo, ti può regalare il segreto del porvi rimedio.
Perché non c'é. E forse non deve esserci.
E nessuno ha il coraggio di sbattertelo così in faccia. "Eggià il primo... e comunque ci vuole un mesetto..."
Non è questione di ritmi, maledetti che non siete altro. E' il morire a se stessi che si consuma. E' il definitivo cambio della guardia che si opera.
Ed ora che sei mezzo passo dietro la prima linea vedi finalmente come la linea sia sottile, debole, fragile. E devi rinnovargli fedeltà, protezione. "Fedeli alla linea anche quando non c'è / quando l'imperatore è malato / quando muore o è dubbioso / o è perplesso".
Capisci poi la portata della scelta che hai fatto con la donna che é al tuo fianco. Hai visto la sua faccia trasfigurata dal dolore ("che tanto si dimentica" dicono le semplici), hai visto il dolore sull'unico volto su cui non l'avresti mai voluto. Il suo corpo cambiare, la "montata" lattea, il crollo tra le lacrime degli ormoni.
E capisci che mezza vita non ti ha preparato a niente.
Neppure i tuoi, che ora saranno nonni suoi.
Ci hanno provato, devi dar loro atto.
Ma niente ti può realmente prepare a questo. Questo che la tua testa scientifica scompone in mille parti e il tuo cuore, che ha memoria del divino, unifica nell'accogliere un miracolo.
Buona Strada, Matteo!



venerdì, aprile 17, 2009

Cronaca del ritorno

Dicono.
Che Facebook é una cazzata. Che i duri e puri stanno sui blog.
Sì, certo. Perché chi sa scrivere, chi ama la parola e la lingua, non mischia il suo sangue a getto di inchiostro con il popolino telematico dei ragnetti sociali.
Ma fatemi il favore. Siete davvero convinti di saper scrivere? Davvero pensate di aver qualcosa da dire? Di nuovo, di stilisticamente innovativo, di veramente personale (rigorosamente sotto l'anonimato di un avatar)? Allora sono davvero dispiaciuto.
Del fatto che non via abbia notato nessuno. Nessuno in grado di portarvi al mondo reale, almeno.
Sputiamo pure su Facebook. Volgare scoreggia amorale. Strumento abusato e finto.
Intanto, e non sono l'unico, delle pugnalate al cuore da lì le ho ricevute.
E' innegabile che se non hai più sentito nessuno per anni ci sono ottimi motivi per non farlo. Che é un gioco al rincoglionimento credersi compagni di asilo quando invece delle figurine ci si potrebbero scambiare le dentiere. Ma...
Ely Klick io l'ho amata, a modo mio e da adolescente. Cioé non ci ho combinato niente, mentre lei la dava bellamente in giro ad amici comuni. Devastando band come se fosse Yoko Ono. Ma l'adoravo, i suoi biondissimi capelli, un pomeriggio a Claviere d'estate sotto un albero sdraiati al sole e nelle orecchie un walkman condiviso a suonare "For Whom the Bell Tolls" nella cover dei Nosferatu. Il suo vestirsi di verde, la sua tragedia famigliare mentre eravamo in gita a Praga a cantare Creepin' Death sotto il Ponte Carlo. In piscina a bagnare pelli pallide di metallari allergici al sole.
E giuro che l'avrei detta sparita nel nulla, lei e la sua bimba, a cristallizzare un'adolescenza che oggi rigurgita in modo iatale.
Tutto torna, stravolto e grottesco, come la voce di Giovanni Lindo Ferretti che ricanta di Valium Tavor e Serenase nell'ultimo e definitivo onere dei P.G.R.
E un'altra E. che ti scrive (su FB ovvio): "Ciao mi ricordo di te, eri al D'Azeglio, piacere di ritrovarti :-) Mi ricordo che il giorno che morì Freddie Mercury sei venuto a scuola con il lutto al braccio..."
E tu, cretino, lo leggi e piangi. Perché quell'innocenza e quella purezza non le avrai mai più. Anche se spererai di rivederle un giorno negli occhi di tuo figlio.
Insomma tutto lì. Le conclusioni tiratele voi. Perché ci sarebbero. Ma sono contorte come il mio pensiero. E non renderebbero ragione della stretta allo stomaco e dello sguardo di trance che segue il ricordare.
E forse una cosa si può dire: che non é il mezzo di comunicazione che definisce un'emozione. Se c'é passa. E giunge, inesorabilmente, al bersaglio. Con buona pace del blog-pride.
Ciao, buonanotte, un bacio (virtuale) Ely Klick.

sabato, aprile 11, 2009

Per brevità

Potrei dire tanto e, come solito, non lo farò.
Sono giorni strani, di emotività mediatica, filtrata male da troppe ore al lavoro. Da attese, giorni di festa, misti e vicini a funerali, pubblici e privati.
Il tutto altalenantesi come ammortizzatore sui terreni scoscesi dell'esistenza.
Per brevità dirò: tutte le morti hanno un senso, alcune vite stentano a trovarlo.
Buona Pasqua ragazzi...

giovedì, marzo 19, 2009

We are already naked